Si continua a lavorare. Il freddo e la pioggia battente, che non
sembrano finire, aggiungono forti problematiche ad una situazione già
difficile, problematica, tragica. La notte si tocca lo zero,
praticamente in tutta la provincia aquilana, pensiamo cosa possa
essere in quei campi che sono situati ad elevate altitudini. Passare
giornate senza fine, dentro ad una tenda umida e trasudante pioggia,
con l’acqua che scorre sotto la stessa, senza riscaldamento e con
quasi tre settimane di “vacanze in campeggio” alle spalle. Con
Epicentro Solidale abbiamo portato diverse stufe in vari
campi, raccolte e acquistate grazie alla solidarietà
dell’Italia tutta, ma le situazioni indecenti sono ancora numerose,
troppe per uno stato che parla di welfare.
Le vittime di questo terremoto saranno
molte di più delle 297 attuali. In questi giorni, reduci di
quella fatidica notte, sono morti in ospedale, per le ferite
riportate. Pensiamo a quanti anziani non ce la faranno a passare
questi mesi, strappati alla loro quotidianità, senza più
le piccole cose che gli ricordavano di essere vivi, i piccoli
ricordi, intrappolate dentro ad una realtà che è tutto
fuorché vivibile. Ma già è iniziato il conto di
chi perderà la vita durante la demolizione/ricostruzione più
veloce della storia di questo pianeta. E’ quello che è
successo a Cagnano Amiterno, dove un operaio è morto
mentre lavorava ad una demolizione. L’ennesima morte bianca di uno
Stato che fa finta di non vedere, che tra poco scorderà anche
le vittime di questo terremoto.
Questo paese, come del resto il pianeta
tutto, stanno cadendo nella brutalità più ottusa, in un
nuovo medioevo. Notizia di oggi è stata quella del brutale
gioco di due bravi ragazzi del varesotto,
di quell’alta Lombardia che sforna fascismi e desolazione da diversi
anni. Sono passati venti giorni, qualcosa meno, da quella fatidica
notte, il paese sembra gettarsi in un delirio violento, e il nostro
onorevole cavaliere non ha nulla di meglio da fare che spostare il G8
a
L’Aquila?
Pensavo fosse una sparata delle sue, ma
anche dai fidi compari ammericani e inglesotti è arrivato il
bene stare, come dai politicanti da due soldi dello stivale. Costa
meno e i no global non avrebbero il coraggio di “devastare” una
città già distrutta. Già mi immagino i grandi
del pianeta che fanno fotografie ricordo davanti al neoospedale,
contornato da distruzione, o a le newtown in costruzione, che mai
prenderà piede. Elogio al buon lavoro del governo più
ottuso del pianeta, all’idiozia di un gioco dove nessuno riesce a
dire no.
Dopo Genova non ho partecipato a molti
G8. Come tanti altri quei giorni di luglio hanno pesato nella vita,
peseranno per sempre. Quest’anno volevo andare in Sardegna, non in
vacanza. Il terremoto mi aveva fatto desistere, c’è tanto
lavoro da fare tra la gente che considero mia, che andare a fischiare
8 assassini. Ma non accetto che mi si porti dentro la mia casa, per
di più distrutta, la passerella più schifosa del mondo.
Come me tantissimi compagni sono già in Abruzzo, a portare
l’aiuto che lo stato non da. Tantissimi sono quelli che vogliono
venire, partecipare, lavorare. Saremo tutti lì a luglio, a
portare aiuto, ma anche a non permettere di far sfilare chi ha
causato questa disgrazia. Ma sono anche sicuro che non ci saranno
solo i compagni, ci sarà anche buona parte della popolazione
di queste terre, già stanca dell’aiuto della protezione
civile, del governo. Tutti uniti per gridare un secco no, perché
già si parla di una ricostruzione di una società altra
a quella voluta dal cavaliere, a quella del passato. Questa
ricostruzione passerà anche da quei giorni, dalla forza con
cui si riuscirà a gridare il nostro dissenso.
Domani è il 25 aprile.
Nonostante i disagi alcuni saranno a Roma, per ricordare uno
screditato 25 aprile, ma anche per ricostruire un paese che ha
scordato questa data. Non rimanete a casa seduti in poltrona.
Perché la ricostruzione non sia
solo resistenza