La realtà è oscura a chi la vive, l’attraversa.
Non è una citazione famosa, è un’insieme di parole scaturito dalla mia mente sofferente e dolente di questi periodi. Ovviamente ci sono casi e casi; il livello di coscienza, di autocoscienza, di cultura, portano ad avere una percezione differente della nostra quotidianità, ma se ragioniamo per grandi numeri, questa affermazione è tutt’altro che sbagliata. Ma non solo. Se volgiamo uno sguardo al passato, con un occhio critico, ci rendiamo conto che anche le menti più lucide non hanno una percezione così realistica, molto spesso imbattendosi in errori di analisi non scartabili a priori.
Questo per dire cosa? In realtà nulla. Mi è venuto in mente questo piccolo pensiero e l’ho scritto. Null’altro.
Mi sembrava quantomeno interessante iniziare questo blog con una citazione onerosa, ma soprattutto di un certo valore. Ho pensato per giorni (magari non esageriamo), qualche ora di tempo libero, per trovare qualcosa che si confacesse al caso. Ma non ho trovato nulla, motivo per cui ho scritto la il primo pensiero che mi è venuto alla mente. Non è che pensi costantemente, in ogni istante, a questi grandi pensieri; sforzandomi un po, pensando, ho dato la nascita a questa massima, che sicuramente passera alla storia per la sua lungimiranza e il suo valore intelettuale.
Ma ora basta con le elucrubizioni. Ho sempre odiato, avuto un senso di malessere, di fronte all’edonismo dei blog personali. Quelle specie di diari in cui ci si scrive lì per sfogarsi, ma soprattutto per farsi conoscere, magari per pubblicare un bel libro. Sostanzialmente la penso ancora così, ma siccome il mio ecosistema neuronale sta attraversando un periodo di forte malessere, di dolore latente, di voglia di lasciar perdere tutto e amalgamarsi alla massa, mi sono trovato a pensare di far nascere sta roba qua. In verità era tempo che pensavo, riflettevo, a una decisione del genere, ma avevo un blocco ideologico (come me ne costruisco tanti) che mi fermava di fronte al grande salto. Lo stato emotivo ha notevolmente influenzato questa decisione, questa scesa in campo che speriamo non rovini le vite delle persone come quella del nobile cavaliere.
Visto che ci sono scrivo qualche parola riguardo alla nuova moda del momento: requisire, ostaggiare, imprigionare, inscatolare, i dirigenti. Un po la vendetta di Fantozzi dopo tutti i soprusi subiti. Se ne leggono e sentono tante riguardo a questi episodi degli ultimi giorni, anche su quello recentissimo tutto italiano. Be cosa dire, per idee del tutto personali, per il mio background, non ci vedo nulla di male. Anche se è difficile parlare oggi di classe operaia, ogni individuo utilizza le armi a propria disposizione per difendersi di fronte alle avversità. Ma ragionando più a fondo sono giunto alla conclusione che non c’è proprio nulla di male. In fondo questi personaggi rappresentano l’azienda per cui lavorano, molto spesso una multinazionale che ha scippato il mondo delle sue risorse, rovinato fatalmente l’ecosistema, distrutto la vita di centinaia di migliaia di persone, cosa c’è di male se torna indietro (per un motivo giusto) una minima parte di quello che si ha seminato? Certo certi personaggi, ma soprattutto chi sta sopra nella scala gerarchica, starebbe meglio a testa in giù, come in quelle foto in bianco e nero di oltre sessanta anni fa. Ma in questi grigi anni che attraversiamo bisogna godere anche di poco, quindi daje con i sequestri.
Cassa integrazione? No, il direttore col camicione. Mobilità? Stasera a casa non torna papa. Licenziamento? Senza libertà rischi il concentramento.
Che possa essere la nascita di una nuova stagione di lotta?
Non è una citazione famosa, è un’insieme di parole scaturito dalla mia mente sofferente e dolente di questi periodi. Ovviamente ci sono casi e casi; il livello di coscienza, di autocoscienza, di cultura, portano ad avere una percezione differente della nostra quotidianità, ma se ragioniamo per grandi numeri, questa affermazione è tutt’altro che sbagliata. Ma non solo. Se volgiamo uno sguardo al passato, con un occhio critico, ci rendiamo conto che anche le menti più lucide non hanno una percezione così realistica, molto spesso imbattendosi in errori di analisi non scartabili a priori.
Questo per dire cosa? In realtà nulla. Mi è venuto in mente questo piccolo pensiero e l’ho scritto. Null’altro.
Mi sembrava quantomeno interessante iniziare questo blog con una citazione onerosa, ma soprattutto di un certo valore. Ho pensato per giorni (magari non esageriamo), qualche ora di tempo libero, per trovare qualcosa che si confacesse al caso. Ma non ho trovato nulla, motivo per cui ho scritto la il primo pensiero che mi è venuto alla mente. Non è che pensi costantemente, in ogni istante, a questi grandi pensieri; sforzandomi un po, pensando, ho dato la nascita a questa massima, che sicuramente passera alla storia per la sua lungimiranza e il suo valore intelettuale.
Ma ora basta con le elucrubizioni. Ho sempre odiato, avuto un senso di malessere, di fronte all’edonismo dei blog personali. Quelle specie di diari in cui ci si scrive lì per sfogarsi, ma soprattutto per farsi conoscere, magari per pubblicare un bel libro. Sostanzialmente la penso ancora così, ma siccome il mio ecosistema neuronale sta attraversando un periodo di forte malessere, di dolore latente, di voglia di lasciar perdere tutto e amalgamarsi alla massa, mi sono trovato a pensare di far nascere sta roba qua. In verità era tempo che pensavo, riflettevo, a una decisione del genere, ma avevo un blocco ideologico (come me ne costruisco tanti) che mi fermava di fronte al grande salto. Lo stato emotivo ha notevolmente influenzato questa decisione, questa scesa in campo che speriamo non rovini le vite delle persone come quella del nobile cavaliere.
Visto che ci sono scrivo qualche parola riguardo alla nuova moda del momento: requisire, ostaggiare, imprigionare, inscatolare, i dirigenti. Un po la vendetta di Fantozzi dopo tutti i soprusi subiti. Se ne leggono e sentono tante riguardo a questi episodi degli ultimi giorni, anche su quello recentissimo tutto italiano. Be cosa dire, per idee del tutto personali, per il mio background, non ci vedo nulla di male. Anche se è difficile parlare oggi di classe operaia, ogni individuo utilizza le armi a propria disposizione per difendersi di fronte alle avversità. Ma ragionando più a fondo sono giunto alla conclusione che non c’è proprio nulla di male. In fondo questi personaggi rappresentano l’azienda per cui lavorano, molto spesso una multinazionale che ha scippato il mondo delle sue risorse, rovinato fatalmente l’ecosistema, distrutto la vita di centinaia di migliaia di persone, cosa c’è di male se torna indietro (per un motivo giusto) una minima parte di quello che si ha seminato? Certo certi personaggi, ma soprattutto chi sta sopra nella scala gerarchica, starebbe meglio a testa in giù, come in quelle foto in bianco e nero di oltre sessanta anni fa. Ma in questi grigi anni che attraversiamo bisogna godere anche di poco, quindi daje con i sequestri.
Cassa integrazione? No, il direttore col camicione. Mobilità? Stasera a casa non torna papa. Licenziamento? Senza libertà rischi il concentramento.
Che possa essere la nascita di una nuova stagione di lotta?
Working class hero!