Cronache dall’Inferno

Mi sembra sia passata una vita. In
realtà sono passati solamente 4 giorni. C’è poco da
dire, troppo da fare. Una città distrutta dal un cataclisma
che sicuramente si poteva prevedere, o quantomeno affrontare in
maniera completamente diversa.

Le immagini, i video, non possono
rendere conto di quello che è realmente, della distruzione,
della paura. Vite spezzate e rosicchiate dalla calce sbriciolata,
tante altre piegate alla dura realtà dei fatti. Lo stato di
depressione che aleggia nei volti della gente, velato da un sorriso
sincero, ma forzato, strappato. La macabra razionalità che ti
porta a scherzare sulle disgrazie personali, per non piangere i
morti, la povertà riscoperta in pochi secondi.

Non sono aquilano, almeno non di
sangue. Sono un fuggiasco su questo stivale, con il sangue di due o
tre popoli all’interno, che non si sente a casa in qualsiasi posto.
Da parecchi anni vivevo, frequentavo, questa città, prima per
gli studi, ma negli ultimi anni soprattutto perchè avevo
trovato dei compagni con cui condividere la vita. Ma soprattutto una
città dove mi sentivo quasi bene, calda, dove c’era tanto del
salvabile della mia vita.

Ora non c’è più e non so
se ci sarà la possibilità di riaverlo in qualche modo,
anche tra anni. Questi giorni di lavoro intenso, dove un giorno ti
sembra lungo una vita, dove la terra sotto i piedi trema sempre, dove
arrivi stanco morto a dormire, ringraziando di avere almeno una
tenda, e non riuscire a chiudere occhio, offuscano la realtà.
Ma se ti fermi a riflettere, eccola la dura verità che ti
colpisce forte allo stomaco.

Perdo i pezzi mentre scrivo. Mille
pensieri in mente e troppo poco tempo per riflettere, per fare
chiarezza. Nonostante tutta la morte che ci circonda bisogna tenere
duro, aiutare le centinaia di persone che il cancro istituzionale fa
finta di non vedere. Le telecamere del grande fratello puntano i loro
occhi verso la città, ma nelle periferie, nei tanti paesini,
la gente soffre e cerca di sopravvivere. Tanti progetti devono
nascere per ricostruire il distrutto, gli errori di decenni di
malgoverno. Non c’è tempo per piangere, non ancora.

E chi sa
tra quanto ci sarà!

 

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